Pinacoteca Nazionale di
Bologna
Via delle Belle Arti 56 - 40126 Bologna
051 4209411 - 051 4211984
La raccolta pubblica di dipinti, iniziata nel 1796 con le
opere provenienti da chiese e conventi soppressi
dall'Amministrazione napoleonica, venne collocata nel
1808 nella sede che occupa tuttora l'ex convento di S.
Ignazio in Via Belle Arti.
Dopo la caduta di Napoleone
nel 1815 la pinacoteca entrò in possesso di quasi tutti
i dipinti che durante l'Amministrazione napoleonica
erano stati asportati dalla città per essere concentrati
a Parigi e Milano.
Un'aggiunta di opere d'arte molto
importante, si verificò attorno alla metà degli anni
Sessanta del XIX sec. quando vennero soppressi gli
ordini religiosi e il neonato stato italiano incamerò
molti dei loro beni artistici. Altri arricchimenti si
ebbero nel 1878 quando la raccolta si arricchì di più di
40.000 stampe (alcune di grande rarità) e di molte
centinaia di disegni, e nel 1884 con l'acquisizione
della raccolta dei dipinti Zambeccari.
Il dopoguerra
vide un rifiorire dell'attività dell'istituto: non solo
si attuò un programma di acquisizione di opere ma anche
si pensò a ristrutturare e riordinare completamente le
sale espositive.
A ciò si aggiunse poi il riordino delle
collezioni, che fecero della pinacoteca una delle più
importanti sedi in Europa, non solo per quanto riguarda
la pittura barocca bolognese.
L'itinerario di visita è articolato nelle seguenti sezioni:
Primitivi - Ospita
la produzione degli artisti emiliani del sec. XIII e
XIV.
Fra di essi domina la figura di Vitale da Bologna.
L'artista è presente con alcune tavole, fra le quali "S.
Giorgio e il Drago", "Le Storie di S. Antonio" e con il
ciclo di affreschi di Sant'Apollonia di Mezzaratta,
distaccati nel 1958 dalla chiesa omonima e ricomposti
nella sala dedicata, secondo la composizione originaria.
Altre sale ospitano opere di artisti non bolognesi, fra
le quali il "Polittico con la Madonna in Trono e Santi"
unica opera di Giotto sopravvissuta a Bologna.
Fra le
altre presenze artistiche bolognesi, si segnalano le
opere degli artisti riconducibili al cantiere di S.
Petronio (seconda metà del XIV e inizio XV
secolo).
Rinascimento - Ospita la produzione artistica del primo Rinascimento
bolognese, con opere di Francesco del Cossa, Lorenzo Costa e Francesco Francia, quest'ultimo interprete
dell'Umanesimo della Bologna bentivolesca.
Seguono esempi di produzione non bolognese ma comunque legati
alla cultura locale, come la famosa "Estasi di Santa Cecilia" di Raffaello e la "Madonna con il Bambino e i
Santi" di Perugino.
Da segnalare per le fantasiose scelte figurative, la Pala detta "del Tirocinio" e
"L'adorazione dei Magi" di Amico Aspertini e per l'eleganza formale la "Madonna di Santa Margherita" del
Parmigianino.
Prima della sala con i dipinti stranieri, che conclude l'itinerario rinascimentale, la
"Visitazione" del Tintoretto, opera importante per l'educazione estetica dei Carracci.
Manierismo - Ospita opere di artisti della seconda metà del '500, fra i
quali Federico Barocci, Bartolomeo Passerotti, Giorgio Vasari, Prospero Fontana e Bartolomeo Cesi la cui
severità compositiva e devozionale fa da tramite con il salone dedicato ai Carracci.
I Carracci - I più importanti capolavori di Ludovico, Annibale e Agostino Carracci
sono ospitati in una unica sala ad essi dedicata.
I Carracci furono i fondatori, attorno agli anni '80 del
500, dell'Accademia degli Incamminati, nata con l'intento di riformare la pittura proponendo un ritorno
al "naturale" nel superamento dell'intellettualismo della Maniera .
Il sodalizio dei tre cugini dà vita ad
imprese straordinarie, come gli affreschi a palazzo Fava, Magnani e Sampieri. Imponente è la presenza di
opere di Ludovico, interprete dell'alta spiritualità della Controriforma e della semplicità del quotidiano con opere quali "L'Annunciazione", la "Conversione di S.
Paolo", la "Madonna dei Bargellini" mentre scarsa numericamente è la presenza di Annibale, che lascia
Bologna nel 1595 per sviluppare la sua carriera a Roma.
Conclude il percorso di questa sala un capolavoro
giovanile del Guercino, la "Vestizione di San
Guglielmo".
Guido Reni - I dipinti di Guido Reni sono ospitati nel grande salone di collegamento tra la
sala dei Carracci e il corridoio barocco .
L'artista è
il massimo esponente dell'ideale classico seicentesco e
artefice di intense iconografie religiose della
Controriforma, fra le quali la "Crocifissione", il
"Sansone Vittorioso", la "Pietà dei Mendicanti" e la
"Strage degli Innocenti". Il percorso a lui dedicato si
conclude con il "Martirio di S. Sebastiano" e con il
"Cristo coronato di spine" - recente acquisizione della
Pinacoteca - due dipinti dell'ultima fase pittorica,
caratterizzata dal progressivo disfarsi delle forme e da
un colore tendente al monocromo.
Eta' barocca e settecento - Una serie di sale
ospitano ulteriori opere dei Carracci e di altri allievi
dell'Accademia degli Incamminati, del Guercino nel
periodo di piena maturità e di altri esponenti della
scuola pittorica bolognese del '600 tra i quali
Alessandro Tiarini, Elisabetta Sirani, Lorenzo
Pasinelli, Burrini, Domenico Canuti.
Della produzione
artistica settecentesca si segnalano Carlo Cignani,
esponente della tradizione accademica, Giuseppe Maria
Crespi per l'immediatezza rappresentativa e i fratelli
Gandolfi esponenti della fase più avanzata della pittura
settecentesca bolognese.
Il Salone ottagonale che conclude il percorso, ospita dipinti seicenteschi di grande formato
di Giacomo Cavedoni, Ludovico Carracci, Guercino,
Francesco Albani e
Domenichino.
INGRESSO: |
| intero |
Euro 4.00 |
| ridotto |
Euro 2.00 visitatori
di età compresa tra 18 e 25 anni (provenienti da tutti i
paesi della CEE); docenti con carico a tempo
indeterminato delle scuole statali |
| gratuità |
per visitatori di
età inferiore a 18 anni e superiore ai 65 anni
(provenienti da paesi CEE) |
| |
ORARIO DI APERTURA |
| da martedì a domenica: 9.00 - 19.00 (la biglietteria chiude alle
18.30) |
http://www.pinacotecabologna.it |